Quando si parla di vino, è difficile non incorrere mai nell'argomento cibo poiché si tratta di due elementi che coesistono da sempre, specie nella nostra ricchissima realtà toscana.

In particolare, ci vogliamo oggi riferire ad un prodotto della nostra terra piuttosto ricercato e raro, ovvero il tartufo. Avendone ricevuti alcuni in regalo negli ultimi giorni, abbiamo pensato di condividere alcune informazioni e curiosità che il nostro fedele amico cercatore ha deciso di rivelarci.

 

Il tartufo è un fungo ipogeo spontaneo a forma di tubero, che cresce vicino alle radici degli alberi (querce e lecci in particolare) con cui vive in simbiosi.

Le prime notizie relative al consumo di tartufi risalgono addirittura ai tempi degli antichi Romani, tanto che persino Plinio il Vecchio ne descrive il valore e la qualità nella sua Naturalis Historia. Da sempre alimento molto raro, la sua crescita dipende da vari fattori stagionali e ambientali, motivo per cui non tutte le zone boschive e campestri sono da considerarsi adatte alla ricerca. In generale, il tartufo predilige terreni calcarei e poveri di humus dove siano possibilmente presenti querce, noccioli, salici o lecci.

Caratteristica importante e maggiormente distintiva è una forte profumazione, che ha come scopo primario l'attrazione di animali selvatici che, con la loro attività, possiedono il prezioso compito di spargere le spore e perpetuare la specie.

 

La ricerca del tartufo implica necessariamente la presenza del cane, da sempre fedele amico del cercatore e prezioso (letteralmente!) aiuto in questa ancestrale tradizione. È importante sottolineare che, tuttavia, in passato era più comune l'utilizzo di un maialino per la ricerca. Il maiale è, come sappiamo, un animale dal fiuto molto fino e sviluppato e perfettamente in grado di scovare i profumati tuberi senza difficoltà né addestramento, se lasciato libero di grufolare nei boschi. Il problema che però è risultato evidente fin da subito riguarda la particolare ghiottoneria del maiale per il tartufo in ogni sua forma e la conseguente difficoltà a trattenerlo dal mangiarlo un volta scovato. Il cane dunque ha fin da subito rappresentato una validissima alternativa e col tempo si è riusciti a selezionare le razze più idonee allo scopo, la più celebre delle quali è senz'altro il simpatico Lagotto Romagnolo. Molto predisposti alla ricerca sono, in alternativa, tutti i meticci di piccola/media taglia!

 

Curiosità: il prezzo di un cane adulto e addestrato a dovere si aggira intorno ai 1.500-2.500 euro, mentre per casi eccezionali si può arrivare fino ai 5.000 euro!

 

La raccolta dei tartufi è regolata dalla legge n.752 del 1985, che vieta la commercializzazione di tartufi immaturi, la raccolta tramite zappatura e l'utilizzo del maiale, a causa dei danni che tale animale provoca durante ricerca.

 

Curiosità: nel 2014 a New York è stato battuto all'asta (Sotheby's) per 50.000 euro il tartufo bianco più grande mai trovato, del peso di circa 2 kg e raccolto nei boschi dell'Umbria. Nel 2010, sempre a New York, è stato invece battuto un tartufo della metà del peso per l'incredibile cifra di 339.000 euro.

Nelle foto i tartufi che ci sono stati regalati... Informiamo i lettori che tutti i tartufi hanno egregiamente arricchito un delizioso piatto di tagliolini! Poiché la conservazione a lungo termine è quasi impossibile, si consiglia un consumo immediato!! :-D

 

I campi con l'asterisco * sono obbligatori

Informazioni personali

Tartufo